“Il più sovrano maestro stato in dipintura” (così Giovanni Villani definì Giotto nella Cronica) è presente al complesso del Vittoriano, dal 6 marzo al 29 giugno, con 20 opere insieme a 130 tra dipinti, sculture, oreficerie e miniature dei migliori artisti che hanno operato tra il trecento e il quattocento: Jacopo Torriti, Simone Martini, Arnolfo di Cambio, Pietro Lorenzetti, solo per citarne alcuni. Tra le opere esposte in mostra: Il Polittico Raleigh che rappresenta Cristo benedicente fra San Giovanni Evangelista, la Vergine, San Giovanni Battista e San Francesco D'Assisi, il Polittico di Badia, da San Diego arriva la cimasa del Polittico Baroncelli e dal il Vaticano uno scomparto del trittico Stefaneschi insieme ad una tempera trasportata su rame con Pietro e Paolo ed un mosaico con l'Angelo dalla navicella degli Apostoli.
“Rispetto alla mostra tenutasi a Firenze nel 1937, - sottolinea il curatore Alessandro Tomei - ho cercato di dimostrare come la lezione di Giotto abbia modificato la lingua pittorica delle aree da lui toccate nei suoi viaggi”ampliando quindi le precedenti ricerche che focalizzavano l'attenzione sulla Toscana e sottolineando come la vera formazione dell'artista si sia svolta a Roma con lo studio dei classici.
Così come Dante ha introdotto il volgare italiano, Giotto ha introdotto nell'arte il naturalismo, la rappresentazione della realtà attraverso lo studio sulla terza dimensione in pittura e il chiaroscuro per costruire la volumetria dei corpi, al fine di arrivare a quella naturalezza che inganna l'occhio, ed uscire così da quel retaggio di bizantinismo che rendeva i soggetti rappresentati come apparizioni. Afferma Monsignor Ravasi, Presidente della Pontifica Commissione Cultura: “la visione di Giotto è innanzitutto quella di riuscire a ritrovare le grandi narrazioni, i grandi temi, le grandi idee del crisitanesimo” con uno stile inedito l'artista ritrae Dio nel volto degli uomini, nelle vicende anche tragiche e non soltanto gloriose dell'umanità. Ed è per questa ragione che Louis Godart, archeologo e consigliere culturale del Capo dello Stato, lo ha giustamente definito “il primo artista europeo”.
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