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Servizio di Francesca Venturini


Tamara De Lempicka: “La Regina del Moderno”.

“La dea dagli occhi di ghiaccio nell’era dell’automobile” così è stata definita dal New York Times Tamara de Lempicka, l’artista polacca in mostra al Complesso del Vittoriano fino al 10 luglio, nella personale più ampia che le sia mai stata dedicata. L’esposizione, curata da Gioia Mori, presenta 80 dipinti e circa 40 disegni che ripercorrono il cammino artistico della pittrice dagli esordi fino al 1957, quando inaugurò un'esposizione a Roma presso la galleria Sagittarius. A documentare il suo ruolo di diva due film degli anni ’30 e 50 fotografie d’epoca che descrivono il personaggio eccentrico e fortemente trasgressivo di Tamara.
“La regina del moderno” ha un'impronta stilistica mitteleuropea, partendo dalla classicità del Rinascimento Italiano con il suo artista preferito Vittore Carpaccio, si immerge in un linguaggio postcubista risentendo dell’aura modernista dei futuristi venata da quel monumentalismo ingresiano che la rende celebre con i nudi della sua amante La Belle Rafäela. Una babele di linguaggi, da quello pubblicitario al cinematografico, fino ad arrivare al mondo della moda, caratterizzano la sua pittura Déco. Afferma Gioia Mori, “la sua cifra stilistica è un continuo ossimoro, cultrice della modernità, dichiara di amare l’antica pittura italiana”. Lei stessa in un’intervista del 1932 sottolinea la sua scelta di “vivere e creare in modo da imprimere sia alla mia vita che alle mie opere il marchio dei tempi moderni”.
Nasce in Polonia, a Varsavia, ma sua patria d’azione sarà la Russia, dove frequenta gli ambienti aristocratici di San Pietroburgo. Nei quadri parigini come: il Portrait du Prince Eristoff (1926), Nature morte au poupée rousse (1924) o L’oiseau rouge (1924) permane questo sentimento di malinconia per l’abbandono della patria d’azione. Ma, oltre al glamour delle sue donne sempre vestite “à la page” dell’Echarpe d’orange (1927) e l’Echarpe bleu (1930), testimonianza della sua collaborazione con la rivista di moda tedesca Die Dame, l’artista ha anche un intenso lato spirituale rappresentato da opere che ritraggono: vecchi, rifugiati, mendicanti, gli umili emarginati e soggiogati dalla vita moderna, santi e madonne di botticelliana e raffaellesca memoria. La mostra documenta inoltre l’importante ritrovamento di un dipinto del 1923, finora considerato perduto, Portrait de Madame P. Un ritratto con un “terribile” fondo gotico che sembra presagire funesti accadimenti.
La Lempicka “gioca” con la vita moderna, ne abbraccia tutte le trasgressioni di uno stile di vita privo di inibizioni liberando, nei suoi nudi, la donna dallo sguardo dell’uomo, felice di essere così come com’è, senza artificio alcuno.


Servizio di Francesca Venturini


12/03/2011


A cura della redazione di Monti TV Testata Giornalistica reg. Tribunale di Roma n° 433/2005 del 8/11/2005 Monti TV www.montitv.it info@montitv.it 066784526 Via del garofano, 1 - 00184 Roma



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