Al Museo Napoleonico fino al 29 Maggio è possibile scopire l'amore di Giuseppe Mazzini per la musica in una mostra a lui dedicata: “Giuseppe Mazzini e la musica”. Un'esposizione promossa dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Unità tecnica di Missione e da Roma Capitale Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico e curata da Giuseppe Monsagrati, Paolo Peluffo, Stefano Ragni, Lauro Rossi e Anna Villari. Divisa in due sezioni, la mostra racconta nella prima parte l'attività critica del politico che afferma in un documento quanto era pericoloso in quel periodo svolgere questo compito. La seconda parte pone l'accento sulla passione musicale di Giuseppe Mazzini, da leggere in chiave ideologica come quel progetto di musica sociale avente un ruolo politico di sensibilizzazione delle masse per la causa unitaria. Tanti gli scritti, le testimonianze autografe, gli oggetti, molti dei quali provenienti dall'Istituto Mazziniano di Genova e dalla Domus Mazziniana di Pisa che ha concesso per l'occasione una delle tre chitarre utilizzate dal patriota per rinfrancarsi durante i difficili giorni dell'esilio. Tra i documenti originali un prezioso testo “la Filosofia della musica”, pubblicato nel 1836, scritto negli anni in cui nasceva la Giovine Italia e la Giovine Europa, nel quale scopriamo quanto sono attuali le parole del filosofo «Chi sente tutta quant’è la santità dell’Arte ch’egli è chiamato a trattare, ha bisogno, in questi tempi di prostituzione e di scetticismo, che una qualche voce si levi a protestare per lui, e a gridargli “confida”. Tra noi i potenti a fare non mancano. Manca, per questa atmosfera di materialismo e di prosa che aggrava le anime giovani, un raggio di fiducia e di poesia che disveli ad esse le vie del futuro. Manca chi ripeta sovente agli ingegni nascenti il ricordo che un filosofo volea gli fosse ridetto ogni mattina da chi lo destava: “Alzatevi, però che avete a compiere grandi cose.» Manca chi gridi: là, su quell’altezza è la gloria; levatevi e ite; incontrerete derisioni e invidie per via; ma la coscienza in vita, e i posteri dopo, vi vendicheranno dei vostri contemporanei”. Un testo che si prefiggeva il compito di fondare una nuova Italia attraverso la musica e in senso più ampio attraverso l'arte in generale, quel linguaggio che va oltre i dialetti, le lingue, le nazioni e rende utti uguali e liberi.
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