Spesso pensando a Caravaggio mi sono chiesta perché la sua arte fosse riconosciuta da tutti come sublime, anche da chi non aveva particolari nozioni di storia dell’arte? La risposta è semplice: perché Caravaggio ha messo la sua arte al servizio della gente! Le sue Madonne hanno il volto di prostitute, i suoi angeli, le fattezze di fanciulli abbandonati nelle strade con le mani e i piedi sporchi di terra, quei piedi sporchi che si frappongono tra noi e la vergine, nel quadro della Madonna dei Pellegrini, ad indicarci che il concetto di chiesa sta proprio tutto in quell’opera, dove afferma che la vera chiesa è rappresentata dai poveri, dai bisogni, è a loro che dobbiamo guardare, (per questo li rappresenta in primo piano tra noi e la madre di Gesù).
Ecco quindi l’idea semplice, mai fino ad ora realizzata, di fare una mostra su Caravaggio, esclusivamente sulla sua opera certa, un’idea semplice, ma vincente, quella avuta da Claudio Strinati che ha detto: “mi sono messo nei panni di Caravaggio e ho pensato che tipo di mostra avrei potuto fare, bhé! mi sono detto, innanzitutto partiamo dalle mie opere, facciamo una mostra su di me”! E detto fatto, un’impresa che poteva sembrare impossibile, riunire ventiquattro opere certe dell’artista, che ne ha prodotte in tutto quaranta, ed esporle per la prima volta insieme, è stata realizzata alla Scuderie del Quirinale, che in tal modo rendono omaggio al pittore a quattrocento anni dalla sua morte. Un’esposizione ideata da Claudio Strinati e curata da Rossella Vodret e Francesco Buranelli. Tra i capolavori che possiamo ammirare: la Fiscella dell’ambrosiana, il Suonatore di liuto dell’Ermitage, i Musici del Moma, La Conversione di Saulo Odescalchi, l’Amor vincit omnia di Berlino.
Incontrando per le sale Strinati non ho potuto non chiedergli: “chi è realmente Caravaggio? E se la sua vera rivoluzione fosse stata quella di raccontare se stesso, raccontare il vero, raccontare la vita”?
Strinati: “Caravaggio è l’artista per antonomasia, uno che nella vita reale è il contrario di quello che fa, la sua vita è stata irrequieta, disperata, le sue opere dicono che è un angelo di bontà suprema. L’argomento unico delle opere di Caravaggio è che la vita è un bene supremo e in quanto tale è bella. Quando qualcuno ti parla della verità e te la racconta, tu ti commuovi!”.
Comprendo così che il grande maestro del naturalismo ha trovato nella pittura una forma di riscatto dalla vita, (non è un caso che i suoi ultimi lavori rappresentassero l’ ultima possibilità di salvarsi la vita, una volta donati al Cardinal Borghese!)”. La sua arte è unica perché ha la capacità di rappresentare concetti assoluti che commuovono, le sue opere entrano immediatamente in empatia con le persone. Nessuno ha saputo rappresentare il sentimento della maternità come è vivicato Nel Riposo durante la fuga in Egitto. Caravaggio ci insegna che esiste la luce, esistono le tenebre, ma è nelle sfumature, che si “consuma” la vita, e la più grande lezione non ci viene impartita da un uomo di potere, ma da un ragazzotto di borgata che ci dice con il suo sorriso impudente: “Amor vincit omnia”!
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