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servizio di Francesca Venturini


Roma. “La pittura di un Impero” alle Scuderie del Quirinale.

Il mondo antico era un mondo colorato, lo scopriamo alle Scuderie del Quirinale con la mostra “Roma la pittura di un Impero” (fino al 17 gennaio), curata da Eugenio La Rocca con Serena Ensoli, Stefano Tortorella e Massimiliano Papini. “Nella Roma antica - afferma La Rocca – i principali monumenti pubblici e le statue erano policromi, erano adoperati marmi colorati di provenienza differente, i marmi bianchi erano utilizzati nell’ambito di un più complesso gioco di colori, sculture e stucchi erano dipinti con fresca vivacità”. L’esposizione presenta il livello raggiunto dalla pittura romana che partendo dalla tradizione greca, in particolar modo dalla tradizione ellenistica, la reinterpreta inventando un linguaggio nuovo, vivace che farà da ponte tra la pittura antica e quella medievale, passando per la rinascimentale fino ad arrivare alla pittura moderna. Come testimoniano le tante “rinascite” da quella Carolingia, al Rinascimento, al Neoclassicismo, perfino l’Impressionismo è debitore della pittura compendiaria romana.
L’esposizione al primo piano esalta il contesto decorativo. La pittura dell’impero giunta sino a noi, non è quella “alta” da cavalletto, di cui non rimane nulla, ma è quella utilizzata per decorare le pareti delle domus romane, di per sé sublime, a testimonianza dell’elevatissimo livello raggiunto nel periodo che va dal II sec. a.C. al IV sec d.C. Per la prima volta si incontrano le decorazione di due delle più importanti ville imperiali: La Villa della Farnesina a Roma e la Villa di Boscoreale, presso Pompei, decorate da Studius (o Ludius) citato da Plinio il Vecchio come il più grande pittore di paesaggi fantastici. L’altro pittore di cui abbiamo traccia è Fabullus che ha realizzato la decorazione pittorica della Domus Aurea, per il resto non conosciamo i nomi dei pittori romani, così come perduta è tutta l’opera dei grandi maestri greci. Al secondo piano la mostra privilegia l’aspetto tematico. Il mito è rappresentato da affreschi come Ercole e Telefo, frammento di decorazione parietale in IV stile (50-79) d.c. proveniente dal Museo Archeologico Nazionale di Pompei. A seguire nature morte, paesaggi, e scene di pittura popolare provenienti dai più importanti musei del mondo, dove nelle tre Grazie (54-68 d.C.) e nella Testa di Medusa alata (metà I sec. d.C.) vediamo quanto la pittura rinascimentale e barocca sia debitrice dell’arte classica. Conclude la rassegna la sala dei Ritratti, dove ad un’esemplare eccezionale di Ritratto virile, realizzato in crisografia, (una tecnica che prevede l’incisione del disegno in lamina d’oro in seguito dipinto e applicato all’interno di un doppio strato di vetro) vengono accostati i celebri ritratti dell’oasi egiziana di El Fayyum. E’ in questi volti meticciati, realizzati ad encausto (cera fusa su tela di lino o tavola di tiglio), di un naturalismo malinconico e fortemente espressivo, che troviamo le origini, le fondamenta della pittura moderna.


Servizio di Francesca Venturini


30/09/2009


A cura della redazione di Monti TV Testata Giornalistica reg. Tribunale di Roma n° 433/2005 del 8/11/2005 Monti TV www.montitv.it info@montitv.it 066784526 Via del garofano, 1 - 00184 Roma



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